Tiroidite cronica di Hashimoto

Un tempo motivo di esclusione dalla donazione di sangue, la tiroidite cronica di Hashimoto in presenza di una normale funzione tiroidea non è più causa di sospensione dalla donazione, come ci spiega la dottoressa Cristina Eller Vainicher, endocrinologa del Policlinico, rispondendo ad alcuni comuni quesiti sull’argomento

La tiroidite cronica di Hashimoto è la più diffusa tra le patologie tiroidee e la causa più frequente di ipotiroidismo nelle aree del mondo con un sufficiente apporto di iodio. L’incidenza è maggiore nelle donne (3,5 casi per 1000 abitanti/ anno rispetto a 0,8 negli uomini). 
Alla base di questa patologia vi è un processo infiammatorio autoimmune che porta, attraverso una progressiva distruzione dei follicoli tiroidei, ad una lenta progressione verso l’ipotiroidismo. Perché questo si verifichi è di solito necessario che circa il 90% del tessuto tiroideo sia distrutto.

Come si effettua la diagnosi?
La diagnosi si basa su dati di laboratorio che evidenziano la presenza di elevati valori di anticorpi rivolti contra la tiroide, ovvero autoanticorpi. Classicamente gli anticorpi rilevabili sono quello anti tireoperossidasi (Ab anti TPO) nel 95% dei casi e anti tireoglobulina (Ab anti Tg) nel 50-60% dei casi. Più raramente possono comparire anticorpi anti recettore del TSH bloccanti (TSHRblockingAb) non dosati nella routine o ancora più raramente anticorpi anti recettore del TSH stimolanti (TRAb) responsabili di un transitorio o permanente ipertiroidismo. Esistono anche casi in cui non sono rilevati autoanticorpi e in questi casi la diagnosi viene effettuata in base alle alterazioni della struttura della tiroide rilevabili mediante un’ecografia tiroidea che evidenzia delle disomogeneità tipiche, conseguenti al danno tissutale. L’ecografia può mostrare sia una tiroide di volume aumentato (incremento dimensionale compensatorio), sia normale, sia ridotto, nelle fasi più avanzate. Al dosaggio degli autoanticorpi e all’ecografia tiroidea va sempre associato il dosaggio del TSH, ormone prodotto dalla ghiandola ipofisaria, che regola la funzionalità della tiroide e che rappresenta l’esame fondamentale per stabilire la funzione tiroidea. La scintigrafia tiroidea non è invece un esame utile per questa patologia. Si possono riscontrare diverse situazioni: normale funzione tiroidea; ipotiroidismo subclinico ovvero TSH superiore alla norma con FT3 ed FT4 (ormoni tiroidei) nella norma; ipotiroidismo clinico ovvero TSH superiore alla norma e riduzione degli ormoni tiroidei; ipertiroidismo transitorio ovvero TSH inferiore alla norma con ormoni tiroidei nella norma o aumentati).

Che sintomi da la tiroidite cronica? 
Spesso i pazienti sono totalmente asintomatici, se si esclude la presenza di un lieve gozzo ovvero di un lieve incremento delle dimensioni della tiroide. Spesso la diagnosi è casuale e successiva d accertamenti eseguiti per disturbi della deglutizione non collegati alla patologia tiroidea, a variazioni ponderali o a esami di screening effettuati per la presenza di familiarità per patologia tiroidea. Nel paziente da lungo tempo affetto da tiroidite cronica, in cui sia presente un quadro di ipotiroidismo clinico, i disturbi clinici avverti sono quelli relativi alla carenza di ormoni tiroidei (stanchezza, sonnolenza, stipsi, secchezza cutanea, deflessione tono dell’umore, intolleranza al freddo, ritenzione idrica, rallentamento della memoria). Rara, anche se possibile, è la comparsa di ipertiroidismo (Hashitossicosi) o di tireotossicosi (nella tiroidite silente) dovuta al rilascio di ormoni tiroidei da parte della tiroide distrutta che portano alla comparsa transitoria di sintomi legati all’eccesso di ormoni tiroidei (cardiopalmo, perdita di peso, agitazione, intolleranza la caldo, iperidrosi). Raramente può essere presente un’oftalmopatia simile a quella che si può riscontrare nel morbo di Basedow (ipertiroidismo di origine autoimmunitaria). Frequente è invece la comparsa di gozzo, ovvero di ingrossamento della tiroidea, senza che siano presenti noduli tiroidei, tuttavia la concomitante presenza di noduli è possibile per l’elevata prevalenza di questa patologia nella popolazione generale. Lo sviluppo del gozzo avviene solitamente in modo graduale, indolente senza provocare disturbi al paziente, e può essere evidente nelle persone molto magre o, nella maggior parte dei casi, rilevabile solo all’esame obiettivo da parte del medico mediante un’ecografia del collo.
È necessaria una terapia?
In molti casi non è richiesto nessun trattamento perché il gozzo è piccolo e il paziente è spesso asintomatico, con funzione tiroidea nella norma.
Il trattamento sostitutivo con ormone tiroideo (L-tiroxina) è obbligatorio quando:
a. viene riscontrato ipotiroidismo clinico;
b. in caso di ipotiroidismo subclinico con TSH>10 U/l;
c. nelle donne che stanno per iniziare un gravidanza in presenza di un TSH superiore alla norma. In situazioni di ipotiroidismo subclinico l’inizio della terapia viene valutato dallo specialista, in base alle caratteristiche del paziente. Negli altri casi è necessario unicamente il monitoraggio della funzione tiroidea annuale o semestrale mediante il dosaggio del TSH, la necessità di ripetere l’ecografia della tiroide deve essere valutata dallo specialista, non è invece necessario monitorare i valori di autoanticorpi.

Se ho la tiroidite cronica di Hashimoto posso donare?
In passato, in presenza di una diagnosi di tiroidite cronica di Hashimoto, era possibile donare unicamente il plasma; il nuovo decreto ministeriale del 2 novembre 2015 sulla donazione del sangue ha eliminato questa limitazione. Attualmente la diagnosi di questa patologia non porta alcun tipo di limitazione.
In passato si temeva che il plasma di soggetti con tiroidite cronica di Hashimoto, ricco di anticorpi contro la tiroide, potesse danneggiare il paziente ricevente la trasfusione. Tuttavia, le tecniche di lavorazione del sangue sono migliorate nel tempo e attualmente il sangue che viene donato è sottoposto ad un processo che elimina il plasma quasi del tutto ed il poco  plasma residuo contiene una quantità di anticorpi non in grado di indurre danni alla tiroide del ricevente. Per questo attualmente anche con la tiroidite, purché in presenza di una normale funzione tiroidea (in caso di ipotiroidismo adeguatamente compensata con la terapia con L-tiroxina), si può donare sangue.

Cristina Eller Vainicher
Endocrinologa

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