Bentornata, Alessandra!

Alessandra Berzuini: laureata in Medicina all’Università di Pavia nel 1983 specializzata in Ematologia e in Medicina Interna, ha lavorato al Centro Trasfusionale e di Immunologia dei Trapianti del Policlinico di Milano sotto la direzione del professor Girolamo Sirchia dal 1986 al 1994 per poi trasferirsi all’Ospedale Valduce di Como. Durante gli anni ha mantenuto i contatti con il Policlinico, in particolar modo partecipando al programma di raccolta del sangue di cordone ombelicale e fondando la sezione ADISCO di Como. Il fil rouge non si è mai interrotto e l’ha portata, nel 2006, a raggiungere Daniele Prati, un ‘giovane collega’ del Policlinico che nel frattempo era diventato Direttore del Centro Trasfusionale dell’Ospedale di Lecco. Il comune background culturale ha contraddistinto una collaborazione interessante che ha contribuito al raggiungimento di importanti traguardi sia in ambito organizzativo che scientifico, solo temporaneamente interrotta un anno fa, quando il dottor Prati ha preso la direzione del Centro Trasfusionale del Policlinico”.
 
Dottoressa Berzuini, dopo quasi 25 anni trascorsi nei servizi trasfusionali dell’Ospedale Valduce a Como e Ospedale Manzoni di Lecco, hai scelto di tornare a lavorare presso il Centro Trasfusionale del Policlinico dove avevi prestato la tua opera per otto anni come giovanissima assistente. Una decisione “ardita” che ci riempie di gioia. Vuoi dirci che cosa ti ha spinto a questo passo?
La scelta si basa sulla lucida consapevolezza di ciò che veramente desidero: esperienze stimolanti, il fermento culturale, il confronto con persone che mi aiutino a migliorare e a mitigare i miei difetti. Non ho mai creduto che una professione impegnativa rappresenti un elemento divisivo in ambito familiare e non penso che, nel mio caso, abbia sottratto attenzione e amore verso le mie figlie. Le difficoltà fanno parte della nostra esistenza ma la ricerca ininterrotta a realizzare le proprie aspirazioni e la condivisione delle esperienze sono secondo me un importante compito genitoriale. Tutta la mia famiglia ha appoggiato questa scelta, e questo ha reso più facile la mia decisione.
 
Cosa ha significato per te l’esperienza acquisita durante gli anni passati in Policlinico con un ineguagliabile maestro: Il professor Alberto Zanella?
Una ricchezza inestimabile. Il professor Zanella è persona di grande cultura, rigore e onestà intellettuale. Da lui ho imparato a mettere in discussione qualunque certezza, a non accettare i luoghi comuni e a osservare la realtà con mente aperta. Gli insegnamenti del professor Zanella mi hanno esaltato e talvolta demolito ma mi hanno stimolato e reso umile. Il suo imprinting mi ha accompagnato durante tutto il mio percorso professionale aiutandomi a mantenere la giusta direzione anche nei momenti difficili e in contesti diversi da quelli che desideravo. Un giorno il professor Zanella mi disse quali erano le tre caratteristiche che desiderava nei suoi collaboratori: impegno costante, cultura e capacità di perseguire impegni a lungo termine.
 
Un insegnamento che mi pare tu abbia preso alla lettera! E secondo il professor Zanella tu li avevi questi requisiti?
Ebbene sì, diciamo che sul primo e sul terzo punto mi disse che andavo bene… ma mancava ancora qualcosa: dovevo studiare di più!!
 
Non posso esimermi dal fare una riflessione. Una bella casa da poco ristrutturata a Como dove risiede parte della tua famiglia, dei tuoi amici, insomma del tuo mondo. Un lavoro che dopo tutti questi anni “andava avanti da solo”, una professionalità indiscussa e riconosciuta da tutti, un’età in cui i cambiamenti solitamente non vengono bene accolti: eppure hai scelto di rimetterti in gioco in un momento di transizione per il Policlinico e la sanità in generale. Quale futuro ti raffiguri, quali progetti vuoi realizzare?
Gli anni trascorsi al Policlinico sono stati formidabili. Oggi ritrovo lo stesso contesto, la stessa missione ma anche molti progetti che vanno rispolverati e rimessi sui binari. Anche i diversi settori del Centro Trasfusionale devono riprendere a comunicare meglio tra di loro, devono interfacciarsi maggiormente e girare in modo sincrono e congiunto come le corone dell’orologio. L’esperienza e la conoscenza di molti aspetti della medicina trasfusionale e della ematologia possono aiutarmi a realizzare un progetto di armonizzazione tra i vari settori, insieme al taglio di consuetudini cristallizzate nel corso degli anni, ma anche allo studio e all’applicazione delle nuove conoscenze. Ah, quasi dimenticavo una delle cose che hanno sempre ‘predicato’ il professor Sirchia e il professor Zanella: “Voi dovete fare ricerca e scrivere i lavori scientifici!”. Ecco, appunto, vorrei fare anche questo.
 
Intervista di Anna Parravicini

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