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... pensarci prima? Le potenzialità della visita preconcezionale

A sei-otto settimane dal concepimento, quando l’esito positivo del test di gravidanza è stato da poco confermato, la formazione degli organi dell’embrione è in buona parte già avvenuta, senza che la madre abbia avuto specifiche percezioni. A questo punto potrebbe essere  troppo tardi per pensare a possibili interventi di prevenzione, quali ad esempio la vaccinazione contro virus potenzialmente nocivi all’embrione oppure l’assunzione di acido folico per ridurre la probabilità di alcune malformazioni.
Per questo motivo in molti Paesi europei è stata intensificata l’attenzione al periodo preconcezionale come un’opportunità da sfruttare per ridurre al minimo possibili complicazioni o patologie della gravidanza.
Gli studi degli ultimi anni, condotti soprattutto in Olanda e in Inghilterra, hanno documentato che:
-  esiste una stretta connessione tra la salute della donna non solo in gravidanza, ma anche prima del concepimento, e quella dell’ embrione, del feto e del neonato;
-  alcuni specifici interventi pre-concezionali, e più in generale la promozione di un buono stato di salute della donna prima del concepimento e nelle prime settimane dello sviluppo embrionale, consentono di ridurre la frequenza di alcune malformazioni;
- la salute in epoca feto-neonatale ha importanti ripercussioni sulla qualità della vita nelle età successive della vita, compresa la riduzione di alcune malattie dell’ adulto come le cardiopatie o il diabete (ipotesi di Barker).

Nella popolazione generale non è trascurabile la presenza di fattori di rischio. Pensiamo ad esempio a problematiche ostetriche e ginecologiche, a possibili malattie materne,  ad una storia familiare di malattie ereditarie o anomalie congenite, ma anche a stili di vita errati, legati ad un'alimentazione scorretta, all’ abitudine al fumo o al consumo di alcoolici, all’ assunzione di farmaci, che possono influenzare negativamente sia la capacità riproduttiva, cioè la fertilità, che gli esiti della gravidanza. Uno studio condotto in Svezia da medici di medicina generale, attraverso un questionario autosomministrato a 481 coppie, ha evidenziato come in tutti i casi valutati vi fosse, anche se non evidente, un qualche fattore di rischio che poteva essere rimosso o ridotto, e che nella stragrande maggioranza questi fattori di rischio avrebbero dovuto essere affrontati mediante una consultazione specialistica.
Altri dati scientifici suggeriscono l'importanza che i professionisti si pongano come obiettivo di salute l’incontro con la donna (con la coppia) prima dell’inizio della gravidanza per facilitare i cambiamenti possibili degli stili di vita, per identificare i rischi biomedici, comportamentali e sociali legati alla salute riproduttiva, e per suggerire come affrontare i rischi modificabili.

Ma quanto è interessata una donna (o una coppia) ad affrontare il tema della gravidanza prima che sia iniziata? La risposta non è semplice. Diversi dati mostrano come nel corso della gravidanza la donna, più che la coppia, sia disposta a “sacrifici” pur di tutelare la salute del proprio bambino. Si pensi, ad esempio, a come sia più facile per una donna smettere di fumare in gravidanza rispetto ad altre epoche della vita, o a come sia più semplice per molte di esse adottare comportamenti alimentari corretti (non mangiare salumi e carne cruda per il rischio di toxoplasmosi, ridurre l’apporto calorico per evitare un eccessivo incremento ponderale, ecc...) o mettere in secondo piano la propria salute pur di salvaguardare quella del feto: si pensi al rischio di non assumere farmaci (o di ridurne autonomamente le dosi) per il timore di effetti negativi sul bambino.
Ma prima della gravidanza, perché dovrebbe farlo? E soprattutto per quanto tempo? A che pro iniziare a modificare un comportamento a rischio e magari non rimanere incinta, ? E poi: tutti questi sacrifici mi garantiscono un figlio sano?

Eppure ci possono essere situazioni, ad esempio la presenza nella propria famiglia di una persona con un difetto congenito o con una disabilità progressiva, oppure morta in età infantile,che si possono affrontare solo se si dispone del tempo necessario per raccogliere i dati importanti, per proporre eventuali accertamenti con lo scopo di capire se vi sono rischi per la coppia di genitori che desidera un bambino.

Qual è la difficoltà ulteriore?  Sebbene si stimi  che il 50%-60% delle coppie programmi la gravidanza, e che potrebbe quindi essere interessata ad un counselling preconcezionale, per le altre coppie la gravidanza insorge inaspettatamente, non programmata, senza il tempo di discutere prima gli argomenti della consulenza preconcezionale. Come raggiungere questa popolazione? Una donna (una coppia) in età fertile gode sovente di buona salute e ciò comporta una scarsa frequentazione dei medici di medicina generale mentre è più frequente che la donna si rivolga ad un ginecologo o un’ostetrica di fiducia o contatti il pediatra nel caso abbia in cura un precedente figlio. Sono quindi questi professionisti che possono svolgere un ruolo chiave nel counselling preconcezionale anche se non può essere sottovalutato il ruolo che possono giocare i media (giornali, televisione) o le autorità sanitarie (campagne informative).

Presso la Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, è stato predisposto un servizio per offrire la consulenza preconcezionale. Questo servizio è organizzato dal servizio di genetica medica e si trova presso la Clinica Mangiagalli.
L’attività prevede   incontri di gruppo, una volta al mese per le donne/coppie che sono interessate ad avere un quadro completo di cosa si puo’ e si deve fare prima del concepimento.

Di Faustina Lalatta e Edoarda Gavazzi

Per approfondimenti
www.pensiamociprima.net
 

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